26 - 02 - 2017

Norme redazionali

corpi, caratteri, Allineamento, interlinea

Titolo capitolo: Times New Roman, corpo 14, grassetto, spaziatura singola, allineamento a bandiera a sinistra
Titolo paragrafo:
Times New Roman, corpo 12, spaziatura singola, allineamento a bandiera a sinistra, 2 righe vuote sopra, 1 riga vuota sotto
Testo:
Times New Roman, corpo 12, spaziatura singola, allineamento giustificato a sinistra
Note:
Times New Roman, corpo 10, spaziatura singola, allineamento giustificato a sinistra.

“PULIZIA DEL TESTO”

  • I doppi spazi. È facilissimo premere inavvertitamente due volte la barra spaziatrice, così come aggiungere uno spazio di troppo quando si sostituisce una parola a un’altra. Eliminare tutti i doppi spazi in un colpo con la funzione Trova/Sostituisci.
  • Gli spazi prima della punteggiatura. Può capitare che scappi uno spazio prima di un punto, una virgola o un altro segno di punteggiatura. Usare la funzione Trova/Sostituisci [Trova: « .» (spazio + punto), Sostituisci: «.» (punto e basta)]. Il discorso vale per punti interrogativi/esclamativi, parentesi, virgolette, apostrofi... Negli ultimi due casi, ovviamente, attenzione a distinguere parentesi e virgolette d’apertura (che vogliono lo spazio prima) da parentesi e virgolette di chiusura (che non vogliono lo spazio prima).
  • Le maiuscole accentate. Al posto di «A’», «E’», «I’», «O’» e «U’», sostiuire con «À», «È/É» (occhio ai due accenti della “e”!), «Ì», «Ò» e «Ù». Attenzione: «sì» e non «sí».
  • I trattini. Ce ne sono di due tipi: medio (-) e lungo (–). Il medio è il segno meno “-”, per intenderci. Per ottenere il trattino lungo, nel Mac si usa la combinazione “Alt + - (trattino medio)”; nei PC “Ctrl + Alt + - della tastiera mìnumerica”. Il trattino medio si usa nelle parole composte (austro-ungarico, economico-sociale), quello lungo si usa soprattutto nelle frasi incidentali, facendo attenzione a inserire uno spazio vuoto prima e dopo.
  • Nota bene: evitare per quanto possibile grassetti, maiuscole, maiuscoletti, sottolineati in quanto appesantiscono il testo. Se si vuole evidenziare qualche parola, usare piuttosto il corsivo. La redazione si avvale della facoltà di decidere in merito.

CITAZIONI

Le citazioni devono essere inserite fra «...» sia nel testo che nelle note e devono essere accompagnate dal corretto riferimento bibliografico tra parentesi (cognome, data, pagina). Qualora si trovino nel testo e si voglia darne una particolare enfasi (devono superare almeno le 5 righe di lunghezza), non avranno le virgolette, ma si troveranno al centro della pagina, con rientri accentuati a DX e a SX, con interlinea minimo o comunque inferiore a quello del testo e sempre con i dovuti rinvii alla fonte. Se si deve, ad esempio, inserire nel testo una lunga citazione da una fonte (ma potrebbe trattarsi di un brano da un saggio), la citazione si presenterà dunque così:

L’insegnante che segue tale principio, preferisce riconoscere gli sforzi e i tentativi degli allievi nel conseguimento delle mete desiderate, piuttosto che rilevare le loro manchevolezze o insuccessi. L’apprezzamento dello sforzo e dell’impegno posti incrementa negli allievi la fiducia circa la possibilità di controllare le situazioni scolastiche; al contrario l’evidenziazione degli errori produce scoraggiamento (Franta e Colasanti, 1991, p. 27).

Eventuali tagli nelle citazioni, in qualsiasi punto, possono essere indicati con [...].

 

CITAZIONI O RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI NEL CORPO DEL TESTO

Le citazioni bibliografiche vanno inserite direttamente nel testo (e non in nota), secondo i seguenti parametri.

  • Cognome dell’autore, virgola, data, pagina, inseriti tra parentesi. Esempio: (Guerra, 1998, p. 507); (Guerra, Luciano, 2000, pp. 52-60).
  • Nel caso di un libro con stesso autore/stessi autori ma date diverse: (Catarsi, Faenzi, 1997 e 2000).
  • Se il cognome dell’autore è integrato nel testo, l’anno di edizione seguirà immediatamente, tra parentesi tonde: “Come sostengono Rossana Trifiletti e Paolo Turi (1983, p. 208), la scuola è oggi…”.
  • Se la citazione è la stessa di quella immediatamente precedente, per brevità si può usare (in corsivo):

- ibidem: per indicare lo stesso luogo o pagina all’interno di un titolo citato. Si usa dunque solo se tutto corrisponde rispetto a ciò che avete citato appena prima (o nella nota precedente): opera, autore, titolo, edizione, pagina ecc. (Ibidem è un avverbio rafforzativo latino, che significa «proprio lì», «esattamente nello stesso posto»)

- ivi: per indicare lo stesso luogo con pagina diversa. Si usa quindi se, ad esempio autore, opera e edizione rimangono invariati, ma cambia la pagina (quindi sarà, in ipotesi: “(ivi, p. 36)”).

  • Se si vuole inserire un volume anche nell’edizione originale: [Bronfenbrenner, 1986 (1979)], dove la prima data è l’edizione italiana a cui ci si rifersice, mentre la seconda data è quella dell’edizione originaria.

Nota bene: l’uso delle date delle edizioni originali ha senso soprattutto se il testo che si sta scrivendo è di carattere storico o se, in generale, si ha bisogno di specificare i passaggi temporali. Per una questione di uniformazione, se si sceglie di inserire questi dati bibliografici aggiuntivi, è buona regola che tutti i volumi citati abbiano anche la data dell’edizione originale.

 

BIBLIOGRAFIA

I riferimenti bibliografici vanno ordinati in ordine alfabetico e, nel caso di volumi dello stesso autore, in ordine cronologico dal più vecchio al più recente.

  • Volume:

Cardini R. (a cura di) (1995), La coerenza educativa tra asilo nido e la scuola materna: verso un progetto educativo per l’età prescolare, Edizioni Junior, Bergamo. (mettere sempre il punto alla fine!)
Catarsi E. (2004), “Loris Malaguzzi et la révolution des ècoles maternelles”, in Enfants d’Europe, n. 6, février, pp. 7-10.
Catarsi E., Fortunati A. (2004), Educare al nido. Metodi di lavoro nei servizi per l'infanzia, Carocci, Roma.

  • Articolo/contributo in rivista:

Montemurro A., Vertolomo M. (2008), “Cura dei bambini per educare alla cura”, in Bambini, n. 4, pp. 18-22.
Nel caso si abbia anche l’anno, il volume o il mese, si segua questo ordine: a. XV, vol. 6, n. 3, febbraio, pp. 15-20.

  • Contributo in un colume collettaneo:

Morsiani B., Orsoni B. (1997), “La professionalità dell’educatore dell’asilo nido”, in P. Bertolini (a cura di), Nido e dintorni, La Nuova Italia, Firenze, pp. 15-25.

  • Volume/ articolo in rivista/contributo in collettanea dello stesso autore e con date uguali:

Mantovani S., Musatti T. (1983a) (a cura di), Adulti e bambini: educare e comunicare, Juvenilia, Bergamo.
Mantovani S., Musatti T. (1983b) (a cura di), Bambini al nido: gioco, comunicazione e rapporti affettivi, Juvenilia, Bergamo.
Mantovani S., Musatti T. (1983c), “Il gioco”, in Bambini, n. 8, pp. 15-20.

L’ordine da seguire, dopo quello cronologico delle date, è quello alfabetico dei titoli.

  • Volume di cui si vuole segnalare anche la data dell’edizione originale:

Bronfenbrenner U. [1986 (1979)], Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna.

Nota bene: l’uso della data dell’edizione originale ha senso soprattutto se il testo che si sta scrivendo è di carattere storico o se, in generale, si ha bisogno di specificare i passaggi temporali. Per una questione di uniformazione del testo, se si sceglie di inserire questi dati bibliografici aggiuntivi, è buona regola che tutti i volumi citati abbiano anche la data dell’edizione originale.

Attenzione

  • Se luogo di edizione, casa editrice, anno non sono dichiarati, ricorrere alle forme [s. l.] = senza luogo di edizione, e [s. d.] = senza data di edizione. Ma si tratta di dichiarazioni di impotenza da ridurre al minimo. Se, pur non essendo dichiarati, si possono desumere, evidenziare l’integrazione con le parentesi quadre: [s. d., ma 1880] o: [1880] o infine: [s. l. e s. d., ma Firenze, Albizziana, 1810].
  • La dicitura “Aa.Vv.” è ormai superata. Se proprio non è possibile individuare gli autori o la curatela, usare piuttosto la dicitura “Autori vari”.
  • Se l’autore ha un nome composto, mettere le due iniziali puntate senza spazio. Esempio: Bruner J.S.

MAIUSCOLE

  • I nomi propri, quelli che indicano «personalità» e «unicità», si scrivono con la maiuscola: il Parlamento, se si intende quello di Roma e non un qualunque parlamento. Così per Governo, Stato, Fisco, Comune ecc.
  • Per associazioni, enti o imprese va in maiuscolo solo il primo nome (Associazione bresciana degli industriali, Azienda autonoma delle strade ecc.)
  • I punti cardinali vogliono la maiuscola quando indicano realtà geopolitiche (il conflitto Nord-Sud) e non la direzione. Esempio: dirigersi verso sud.
  • La maiuscola va di rigore dopo i due punti e aperte le virgolette (Esempio: il ragazzo risponde: «Sono qui») oltre che dopo il punto interrogativo e i punti esclamativi (Esempio: Cosa è successo? Non lo so).
  • Nei titoli di opere letterarie e d'arte in genere, se composti da più parole, basta "maiuscolare" la prima («La traviata»; «Il sentiero dei nidi di ragno»). In questi casi, è bene usare il corsivo, evitando le virgolette (La traviata, I promessi sposi).
  • Nei nomi di vie, piazze, luoghi di spettacolo: minuscolo il nome comune, maiuscolo quello proprio. Esempi: via Lomazzo; via Nazionale; teatro La Fenice.
  • Festività e ricorrenze vogliono la maiuscola. Esempi: Natale, Pasqua, Quaresima, Kippur, Ramadam, Columbus Day.

Esempi di maiuscole e minuscole

  • amministrazione comunale
  • ente locale
  • Comune, Provincia, Regione (come enti amministrativi), la Regione Toscana
  • Camera, Senato, Governo
  • presidente della Repubblica, il presidente Pertini, ma il Presidente
  • ministro della Difesa, ministro dei Lavori Pubblici, ministero delle Finanze... ma Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero della Sanità
  • Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo dei Congressi, Consiglio dei ministri
  • presidenza del Consiglio; presidenza della Repubblica
  • provincia (come comprensorio geografico), Paese (per Stato)
  • decreto legge (dl), disegno di legge (ddl), proposta di legge (pdl), decreto legislativo (dlgs)
  • Codice civile, penale ecc.
  • Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, Convenzione sui Diritti del Fanciullo
  • Banca mondiale, Fondo monetario internazionale (Fini)
  • Camera di commercio (Cdc), Corte di cassazione (ma «in Cassazione»), Corte dei conti, Corte costituzionale
  • cassa integrazione guadagni (Cig oppure Cassa)
  • Ppi (Partito popolare italiano), Pds (Partito democratico della sinistra)
  • direzione Ppi, Pds,
  • Dio: iniziale maiuscola per la divinità, altrimenti minuscola (il dio della pioggia)
  • consiglio di amministrazione (Cda)
  • Gazzetta Ufficiale (G.U.)
  • Testo Unico (Tu)
  • Iva, Irpef, Ilor, Istat…
  • Unità sanitaria locale (Usl)

 
TERMINI IN LINGUA STRANIERA E IN LATINO

Espressioni e termini in lingua straniera vanno sempre in corsivo, fatta eccezione per termini ormai in uso nella lingua comune, che non vanno declinati al plurale:

Il computer/ Dei computer
La routine/Le routine
Uno standard/ Degli standard

Le espressioni in latino vanno sempre in corsivo:

De facto
Hic et nunc
In primis
In itinerere…

FRASI INCIDENTALI

Le frasi incisive vanno inserite tra trattini lunghi, con uno spazio prima e dopo (“ – ”, e non “ - ”).
Ricordarsi sempre che, se si mette il trattino all’inizio della frase, bisogna sempre metterlo anche alla fine!

“D” EUFONICA

Si usa soltanto nell'incontro di due vocali uguali (quindi: “luci e ombre” e non “luci ed ombre”) e se la seconda parola non contiene una “d” nelle prime sillabe (quindi: “insegnante e educatore”, e non “insegnante ed educatore”, “a Adele”). Non viene mai usata con la congiunzione “o” (quindi: “o oggi”).

Esempi: “Franco ed Enrico, ad Ancona, ed ecco, ad altri”.

Unica eccezione: “ad esempio”!!

PREPOSIZIONI

Le preposizioni semplici sono  di, a, da, in, con,  su,  per, fra, tra.

  • La preposizione ne non esiste, se non, con grafia unita, in forma di preposizioni articolata (nella, nelle…). L’utilizzo della grafia separata (ne la, ne le) è antiquata (o, per lo meno, poetica e letteraria): per cui, preferiamo evitare “ne La Repubblica di ieri”, “ne I promessi sposi”.

Le soluzioni sone due:

  1. incorporare l’articolo nella preposizione: “nella Repubblica di ieri”, “nei Promessi sposi”, “nel Manzoni delle Odi si ritrovano…”.
  2. usare semplicemente la preposizione in, prendendo esempio dalla consuetudine della citazione bibliografica: “in La Repubblica”; anche se non suona bene, è comunque più corretta. Si può eventualmente usare una frase più composita: “nell’articolo apparso su La Repubblica il giorno xxx…”
  • Lo stesso discorso vale per la preposizione de, che non esiste nell’italiano odierno allo stato isolato.
  • La preposizione con non viene mai unita all'articolo (è più elegante tenerla separata): non col ma con il; non colle ma con le.

DECENNI

Si scrivono sempre per esteso e con iniziale maiuscola: “gli anni Sessanta"

DOVERE

“Devo” o “debbo”, “devono” e “debbono”?: le forme citate sono intercambiabili, anche se “devo” e “devono” sono preferibili. Ricordiamo, tuttavia, che il congiuntivo “debba” ha ormai preso il sopravvento su “deva”.

ECCETERA/ECC.

Eccetera va abbreviato in “ ecc.” che non va preceduto dalla virgola; dopo va sempre il punto (ma se è a fine frase, non va il doppio punto!).

Nota bene: usare “ecc.” solo quando le esigenze di stile lo rendano indispensabile.